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Copepoda
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I mwbaCopèpodi (mwbqCopepoda mwbgMilne Edwards, 1840cite-ref-worms-1-0[1], dal mwcwgreco antico κώπη, mwdakōpē = mwdqremo e πούςmwdg, pous = mwdwpiede) sono un raggruppamento del subphylum mweaPancrustacea; sono molto piccoli (raramente più lunghi di 1-mweq2 mm) e presenti sia nelle mwegacque marine che in quasi tutti gli mwewhabitat mwfadulciacquicoli. Essi rappresentano la più grande fonte di mwfqproteine presente negli mwfgoceanicite-ref-2[2], nonché nel mwgwplancton d'acqua dolcecite-ref-1-3-0[3]. Sono i mwiacrostacei più numerosi come numero di specie dopo i mwiqdecapodi, e di gran lunga i più numerosi come individui, i quali per il 98% comprendono i quattro principali mwigordini: mwiwCalanoida, mwjaCyclopoida, mwjqHarpacticoida e mwjgSiphonostomatoidacite-ref-1-3-1[3].

Contents

Note

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Morfologia

I copepodi di solito hanno mwmgcorpo cilindrico od ovale, con un unico mwmwocchio centrale (non sempre presente). Le mwnaantenne sono grandi, quelle del primo paio sono molto lunghe e vengono usate per il nuoto. Il torace possiede arti biramificati, l'addome spesso è sottile e non ha appendici. Il corpo termina con alcune appendici o setole terminali. In molte specie le femmine trasportano le uova fecondate in sacche ovigere (una o due a seconda degli ordini) molto vistose.

Le specie parassite spesso sono talmente modificate in seguito al loro stile di vita da non avere più alcuna somiglianza con i copepodi a vita libera e, spesso, nemmeno a dei crostacei o a degli animali.

Ecologia

I Copepodi sono esclusivamente acquatici. Questa è però l'unica limitazione: in mare popolano tutti gli habitat, dalle pozze di scogliera alle fosse abissali, e dalle acque polari a quelle equatoriali; popolano poi ambienti dulciacquicoli di diversi tipi, compresi mwoalaghi, mwoqpaludi, mwogsorgenti, acque termali, mwowfiumi e laghi delle grotte, tappeti di mwpamuschio, strati di mwpqfoglie autunnali del mwpgsottobosco, acque di fusione dei mwpwghiacciai, pozze piovane formate nelle cavità di mwqapiante come le mwqqBromeliacee (mwqgfitotelmi).

La maggioranza delle mwraspecie sono mwrqplanctoniche, ma molte sono mwrgbentoniche. Costituiscono un anello importantissimo della mwrwcatena trofica di mari ed oceani di tutto il mondo e contribuiscono all'assorbimento del carbonio oceanico, più del krill e forse più di tutti gli altri gruppi di organismi messi insieme. Si ritiene che gli strati superficiali degli oceani siano il più grande mwsaserbatoio di stoccaggio del carbonio al mondo, assorbendo circa 2 miliardi di tonnellate all'anno, l'equivalente forse di un terzo delle emissioni di carbonio prodotte dall'uomo. Molti copepodi planctonici si nutrono vicino alla superficie durante la notte, poi affondano (trasformando gli oli in grassi più densi)cite-ref-4[4]cite-ref-5[5] in acque più profonde durante il giorno per evitare i predatori che cacciano basandosi sulla vista. L'esoscheletro scartato dopo la mwuqmuta, le mwugfeci e la respirazione effettuata in acque profonde portano carbonio nelle profondità marine.

In maggioranza i Copepodi si nutrono di mwvafitoplancton, soprattutto mwvqdiatomee. Esistono però numerosissime eccezioni, ad esempio alcuni mwvgordini e mwvwfamiglie di copepodi (per un totale di poco meno della metà delle specie esistenti) sono mwwaparassiti di altri animali acquatici e molte specie hanno sviluppato corpi adattati al loro stile di vita parassitariocite-ref-6[6]. Si attaccano a mwxqpesci ossei, mwxgsquali, mwxwmammiferi marini e molti tipi di invertebrati come mwyacoralli, altri mwyqcrostacei, mwygmolluschi, mwywspugne e mwzatunicati. Vivono anche come ectoparassiti su alcuni pesci d'acqua dolcecite-ref-7[7].

I popolamenti di questi organismi vengono spesso usati come mwagbioindicatori.

Importanza per l'uomo

La loro importanza consiste principalmente nel ruolo essenziale che essi hanno come prede in numerosi mwbqecosistemi sia marini che dulcacquicoli consentendo lo sviluppo ed il mantenimento di stock di pesci di importanza commerciale. A livello sperimentale, è stato avviato dal comune di mwbgBologna un progetto per l'utilizzo dei copepodi nell'eliminazione delle larve di mwbwzanzara da alcuni bacini idrici. Secondo Marco Farina, curatore del progetto stesso, l'impiego di questi crostacei ha consentito un abbattimento di dette larve superiore al 90%.cite-ref-8[8]

Tassonomia

Secondo il sito mwdgWorld Register of Marine Species (WoRMS) la mwdwclasse dei Copepoda si divide in due mweainfraclassi, qui di seguito indicate:cite-ref-worms-1-1[1]

• mwfwNeocopepoda
• Progymnoplea

Secondo altre fonti i Copepodi costituiscono una mwgwsottoclasse (per alcuni studiosi una classe) del mwhasubphylum dei mwhqCrostacei.

Comprendono oltre 2000 mwhwgeneri e almeno 14000 mwiaspecie, ripartiti in 10 mwiqordini:

• Platycopioida
• mwjgCalanoida
• Mormonilloida
• mwkgPoecilostomatoida (che alcuni fondono con mwkwCyclopoida)
• Misophrioida
• mwmqCyclopoida
• Monstrilloida
• Gelyelloida

Note

cite-note-worms-11. mw0a(mw0qmw0gEN) Boxshall, Geoff (2022), mw0wmw1aCopepoda, in mw1qmw1gWoRMS (mw1wWorld Register of Marine Species). mw2aURL consultato il 5 gennaio 2026.
cite-note-22. mw3a(mw3qmw3gEN) mw3wmw4aBiology of Copepods, su mw4quni-oldenburg.de. mw4gURL consultato il 5 gennaio 2026 mw4w(archiviato dall'mw5aurl originale il 1º gennaio 2009).
cite-note-1-33. mw6g(mw6wmw7aEN) James P. Bernot mw7qet al., mw7gmw7wCopepod phylogenomics supports Canuelloida as a valid order separate from Harpacticoida, in mw8amw8qMolecular Phylogenetics and Evolution, vol.mw8g 206, May 2025, mw8wDOI:mw9a10.1016/j.ympev.2025.108311, mw9qISSNmw9g 1055-7903. mw-gURL consultato il 9 gennaio 2026.
cite-note-44. mwaqi(mwaqmmwaqqEN) David W. Pond e Geraint A. Tarling, mwaqumwaqyPhase transitions of wax esters adjust buoyancy in diapausing Calanoides acutus, in mwaqcLimnology and Oceanography, vol.mwaqg 56, n.mwaqk 4, 2011-07, pp.mwaqo 1310–1318, mwaqsDOI:mwaqw10.4319/lo.2011.56.4.1310. mwaq0URL consultato il 5 gennaio 2026.
cite-note-55. mware(mwarimwarmEN) David W. Pond e Geraint A. Tarling, mwarqmwaruCopepods share "diver's weight belt" technique with whales", su mwarywww.antarctica.ac.uk, British Antarctic Survey, 13 giugno 2011. mwarcURL consultato il 5 gennaio 2026 mwarg(archiviato dall'mwarkurl originale il 17 maggio 2013).
cite-note-66. mwar0(mwar4mwar8EN) James P. Bernot, Geoffrey A. Boxshall e Keith A. Crandall, mwasamwaseA synthesis tree of the Copepoda: integrating phylogenetic and taxonomic data reveals multiple origins of parasitism, in mwasiPeerJ, vol.mwasm 9, 18 agosto 2021, pp.mwasq e12034, mwasuDOI:mwasy10.7717/peerj.12034. mwascURL consultato il 5 gennaio 2026.
cite-note-77. mwass(mwaswmwas0EN) Geoff A. Boxshall e Danielle Defaye, mwas4mwas8Global diversity of copepods (Crustacea: Copepoda) in freshwater, in mwataHydrobiologia, vol.mwate 595, n.mwati 1, 2008-01, pp.mwatm 195–207, mwatqDOI:mwatu10.1007/s10750-007-9014-4. mwatyURL consultato il 5 gennaio 2026.
cite-note-88. mwatomwatsmwatwA Bologna i gamberi che mangiano le zanzare - Video Repubblica - la Repubblica.it, su mwat0tv.repubblica.it.

Bibliografia

• citerefzanichelli-2001R. Dorit, W. Walker e R. Barnes, Zoologia, Zanichelli, 2001.

Altri progetti

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• Wikimedia Commons
• Wikispecies

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) copepod, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatalogue-of-life(EN) Copepoda, su Catalogue of Life.
• citereffauna-europaeaCopepoda, su Fauna Europaea.
• citereffossilworks-org(EN) Copepoda, su Fossilworks.org.
• citerefgbif(EN) Copepoda, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
• citerefitis(EN) Copepoda, su ITIS.
• citerefworms(EN) Copepoda, su WoRMS.